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L’idea che l’intelligenza artificiale sostituirà il consulente finanziario è affascinante, ma poco realistica se si guarda al cuore della professione: responsabilità, relazione fiduciaria, interpretazione del contesto familiare e patrimoniale.

Più realistico, invece, è un altro scenario: l’IA sposterà il confine della competizione. Non eliminerà la consulenza, ma renderà ancora più evidente la differenza tra chi crea valore e chi vive di routine.

Lo sintetizza bene anche l’OCF: il fattore umano resta decisivo e pensare che la tecnologia possa sostituire sensibilità ed esperienza del professionista viene considerato una mera suggestione.

Scenario: dove incide davvero l’IA, e perché non è una moda

1) L’IA incide sui compiti ripetitivi, non sulla responsabilità

Nel settore bancario e nei servizi finanziari, l’IA si sta diffondendo soprattutto in questi ambiti:

  1. attività di supporto, come sintesi, bozze, classificazione delle richieste e organizzazione degli appuntamenti;
  2. funzioni operative, in particolare nelle strutture di retrovia e intermedie;
  3. controllo e monitoraggio, per esempio nella rilevazione di frodi, anomalie e controlli di primo livello.

Non a caso circolano stime che indicano una riduzione significativa dei posti di lavoro “centrali” nel settore bancario europeo entro il 2030, soprattutto nelle strutture operative e nelle funzioni di supporto.

Questo non significa che la consulenza scomparirà, ma che si alzerà l’asticella dell’efficienza e che alcune attività non saranno più remunerate dal mercato come in passato.

2) I regolatori stanno dicendo una cosa molto chiara: l’IA non scarica la responsabilità

L’ESMA lo afferma senza ambiguità: le decisioni restano responsabilità degli organi di gestione, anche quando sono supportate da strumenti di intelligenza artificiale, e le imprese devono garantire il rispetto degli obblighi previsti dalla MiFID II e la tutela degli investitori.

In altre parole, l’IA può supportare, ma non può diventare un alibi.

3) Il perimetro ad alto rischio in banca è reale e inciderà su governance e processi

Nel 2025 l’EBA ha mappato i requisiti dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio, con particolare attenzione alla valutazione del merito creditizio e ai sistemi di attribuzione del punteggio creditizio, evidenziando la necessità di integrarli con i presìdi già esistenti nel settore bancario.

Per chi lavora con clientela affluent e imprenditoriale, questo significa che la rete dovrà dimostrare tracciabilità, qualità dei dati, controlli e supervisione umana.

Impatto pratico sul consulente e sul private banker: cosa cambia da subito

1) Il cliente si aspetta velocità, ma giudica sulla qualità

Con l’IA:

  1. le risposte standard devono essere più rapide;
  2. i documenti devono essere più ordinati;
  3. i riscontri successivi devono essere più puntuali.

La scelta di restare con un professionista si basa su ciò che l’IA, da sola, non sa ancora fare bene: gestire l’incertezza, stabilire priorità, guidare decisioni difficili nei passaggi generazionali, nei momenti di liquidità, nella protezione della famiglia o nella gestione della complessità imprenditoriale.

2) Il consulente “medio” viene compresso dal nuovo livello di riferimento

Quando l’IA alza la produttività media, ciò che prima era considerato buono diventa normale.

Restano competitivi:

  1. chi ha metodo e processi;
  2. chi sa spiegare con chiarezza scelte e rischi;
  3. chi sa integrare investimenti, credito e protezione;
  4. chi mantiene un livello elevato di conformità e tracciabilità.

3) Cambiano le competenze richieste: meno esecuzione manuale, più regia

Il consulente del futuro assomiglierà sempre di più a un coordinatore:

  1. utilizza strumenti e dati per prepararsi meglio;
  2. coordina specialisti, dal credito alla protezione, dall’estero all’impresa;
  3. mantiene la coerenza della strategia e la documenta.

Errori comuni che selezioneranno chi resta e chi no

1) Usare l’IA come scorciatoia, non come strumento

Bozze non verificate, sintesi accettate senza controllo, comunicazioni imprecise: il rischio reputazionale è immediato.

2) Confondere lo stile con la verità

L’IA scrive bene anche quando sbaglia. Se non verifichi fonti e numeri, ti esponi a un rischio concreto.

3) Pensare che basti adottare strumenti

Se non cambi il processo, dalla gestione delle relazioni con i clienti all’agenda di servizio fino alla segmentazione, l’IA diventa un semplice accessorio.

4) Ignorare la responsabilità normativa

L’ESMA è chiara: l’uso dell’IA non riduce le responsabilità previste dalla MiFID II.

5) Non investire sulla crescita dei profili junior

Se l’IA riduce le attività più semplici e formative, come sintesi, bozze e analisi di base, serve un affiancamento più strutturato. Altrimenti il giovane professionista cresce senza fondamenta solide.

Il piano per rendere un consulente pronto all’IA

1) Scegliere tre casi d’uso sicuri e trasformarli in prassi

Esempi adatti:

  1. sintesi di report e documenti pubblici;
  2. bozza del verbale d’incontro, da rivedere;
  3. preparazione dell’agenda e dei punti aperti.

L’obiettivo è risparmiare tempo senza trattare dati sensibili fuori perimetro e senza automatizzare decisioni.

2) Alzare il livello del servizio: segmentazione e piano di servizio

  1. Segmenta la clientela non solo per patrimonio, ma anche per complessità.
  2. Definisci standard minimi: frequenza dei contatti, reportistica, ribilanciamenti, verifiche su protezione e credito.

L’IA libera tempo: quel tempo va reinvestito nel servizio, non semplicemente nell’aumento del numero di clienti.

3) Costruire un metodo semplice per spiegare rischio e scelta

Allenati a chiarire:

  1. perché un determinato portafoglio è coerente;
  2. cosa accade negli scenari negativi;
  3. quali costi sono legati al servizio e quali al prodotto;
  4. che cosa stai monitorando e con quale frequenza.

Nel 2030 la fiducia sarà sempre più dimostrabile, non solo raccontata.

4) Rafforzare tracciabilità e disciplina a prova di controllo

Seguendo l’impostazione dell’ESMA, bisogna dimostrare che:

  1. le decisioni sono umane e documentate;
  2. l’IA è uno strumento, non un decisore;
  3. i presìdi organizzativi sono coerenti con la MiFID II.

5) Prepararsi alla governance dell’IA nella rete, anche senza essere tecnici

Con l’AI Act in progressiva applicazione e con l’attenzione dell’EBA sui sistemi ad alto rischio nel settore bancario, è utile sapere quali domande porre all’interno dell’organizzazione:

  1. dove viene utilizzata l’IA, in strumenti aziendali o esterni;
  2. come vengono trattati i dati;
  3. chi controlla qualità e aggiornamenti;
  4. quali registrazioni sono disponibili e per quanto tempo.

6) Costruire un posizionamento professionale che eviti l’indifferenziazione

In concreto:

  1. specializzazione, per esempio su imprenditori, HNWI, successione o protezione;
  2. capacità di integrare credito, investimenti e protezione;
  3. comunità professionale e contenuti educativi, perché la fiducia si costruisce prima dell’appuntamento;
  4. rete strutturata di segnalazioni.


L’IA non cancellerà la consulenza finanziaria, ma cambierà il mercato: renderà meno rilevanti le attività ripetitive e più visibile il valore di chi sa guidare decisioni complesse con metodo e responsabilità.

L’OCF ribadisce che il fattore umano resta decisivo; l’ESMA ricorda che la responsabilità non si delega alle macchine; l’EBA evidenzia l’impatto dell’AI Act e la necessità di una governance adeguata.

Chi resterà, e crescerà, sarà il professionista capace di usare l’IA non per sostituire il proprio giudizio, ma per rafforzare servizio, chiarezza, tracciabilità e aggiornamento normativo.


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Alessandro Fatichi

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