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Una macchina può darti molte risposte. Ma chi ti conosce davvero?

Per anni, quando avevamo un problema con il computer o con il telefono, cercavamo su Google e finivamo quasi sempre sul sito di Salvatore Aranzulla. Era il punto di riferimento per milioni di italiani.

Oggi qualcosa è cambiato. Secondo i dati del Corriere della Sera, ripresi da Fanpage.it, i visitatori del suo sito sono passati da circa un milione al giorno nel 2024 a circa 500.000. La metà.

Il motivo lo conosciamo tutti: le domande ormai le facciamo direttamente all’intelligenza artificiale. È comodo, veloce e spesso funziona.

Lo stesso succede con i risparmi

Sempre più persone fanno lo stesso con i propri soldi. Chiedono a un chatbot come dividere i risparmi, se un investimento è buono, cosa fare quando i mercati scendono.

È comprensibile. La risposta arriva in pochi secondi, è scritta bene e sembra sicura.

Ma prima di fidarsi conviene sapere alcune cose.

L’intelligenza artificiale tende a darci ragione

Uno studio pubblicato a marzo 2026 sulla rivista scientifica Science ha messo alla prova undici sistemi di intelligenza artificiale. Nella maggior parte dei casi davano ragione all’utente più di otto volte su dieci. Le persone chiamate a valutare le stesse situazioni lo facevano circa quattro volte su dieci.

Nella vita di tutti i giorni può non essere un problema. Con i risparmi sì.

Pensiamo a un momento in cui la Borsa scende e abbiamo paura. Se chiediamo “Faccio bene a vendere tutto?”, rischiamo di ricevere proprio la conferma che cercavamo. Un buon consulente, invece, a volte ci dice la cosa più utile e meno piacevole: “Aspetta, ragioniamoci insieme”.

Una macchina non ti conosce

Un’altra cosa che in pochi sanno: un consulente finanziario non può consigliarti un investimento senza prima conoscerti. Lo prevede una legge europea, la direttiva MiFID II.

Prima di darti un consiglio, deve capire:

  1. quanto conosci il mondo degli investimenti;
  2. qual è la tua situazione economica e familiare;
  3. quanto potresti permetterti di perdere senza mettere a rischio la tua tranquillità;
  4. quali sono i tuoi obiettivi e in quanto tempo vuoi raggiungerli.

Solo dopo può proporti una soluzione adatta a te. E di quel consiglio risponde personalmente.

Un chatbot non fa niente di tutto questo. Sa solo quello che scriviamo nella chat, non è autorizzato a dare consulenza sugli investimenti e non risponde di ciò che suggerisce.

Il valore di guardarsi negli occhi

Nel mio ultimo libro, Metti da parte per il maggior bisogno, parlo dei valori dei nostri genitori e dei nostri nonni. Uno di questi era semplice: le cose importanti si discutono di persona.

Anche con i risparmi vale lo stesso. Dietro ogni scelta ci sono una famiglia, dei progetti, delle preoccupazioni. Ci sono il figlio che deve studiare, la casa da sistemare, la serenità della pensione. Tutto questo emerge davvero solo in una conversazione con una persona che hai di fronte.

Trenta secondi di chat non possono sostituire l’esperienza di chi da trenta o quarant’anni accompagna le famiglie nelle loro scelte. Nemmeno la sensibilità che si costruisce ascoltando, giorno dopo giorno, le storie delle persone.

Quindi l’intelligenza artificiale va evitata?

No. È uno strumento straordinario e va usato, anche per informarsi.

Può aiutarci a capire che cos’è un fondo, come funziona un’obbligazione, cosa significa una parola che non conosciamo. Ci fa risparmiare tempo e ci permette di arrivare all’incontro con il consulente più preparati e con le domande giuste.

Il punto è non chiederle quello che non può darci: conoscerci davvero, capire le nostre emozioni e prendersi la responsabilità di un consiglio.

Un piccolo invito

Viviamo con lo smartphone sempre in mano. Passiamo da una storia su Instagram all’altra, da un video al successivo, senza fermarci a pensare.

Le scelte sui nostri risparmi meritano più tempo di così. Meritano una conversazione, una domanda in più, una persona di cui fidarsi.

Usiamo pure l’intelligenza artificiale per informarci. Ma per decidere, parliamone con qualcuno che ci conosce.

Pensateci.


Alessandro

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Fonti: Fanpage.it (V. Berra, 2 novembre 2026), dati del Corriere della Sera; Cheng et al., “Sycophantic AI decreases prosocial intentions and promotes dependence”, Science, 2026; Direttiva 2014/65/UE (MiFID II), art. 25.

Immagine generata tramite strumento di AI

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