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L’adozione di AI e automazione sta ridisegnando la finanza: efficienza, individuazione delle frodi, produttività e personalizzazione crescono. Ma insieme crescono anche nuovi rischi: opacità dei modelli (spiegabilità), bias, qualità dei dati, dipendenza da terze parti ICT, cybersecurity e responsabilità legale.

Il quadro normativo europeo (AI Act, DORA) e gli orientamenti dei regolatori (ESAs, FCA) indicano una rotta chiara: governance forte, supervisione umana, auditabilità e resilienza operativa. Chi struttura già oggi un modello di AI “pronto per la conformità”, progettato fin dall’origine per essere conforme conquisterà fiducia e talento.

1) Perché “adesso”: la spinta congiunta di mercato e regolatori

  1. Adozione reale dell’AI in banca.

Le grandi istituzioni accelerano: l’accordo pluriennale HSBC–Mistral per modelli generativi ospitati su infrastrutture proprietarie punta a velocizzare analisi, valutazione dei rischi e comunicazione con i clienti, all’interno di cornici di “AI responsabile” definite dalla banca. Segnale chiaro: l’AI non è più un progetto pilota, ma è diventata il cuore dei processi operativi.

  1. Regolazione che alza l’asticella senza soffocare l’innovazione.

Nel Regno Unito la FCA ribadisce che userà i quadri regolatori esistenti (governance, responsabilità, Consumer Duty) invece di creare regole ad hoc, con sperimentazioni in tempo reale e supervisione mirata; allo stesso tempo chiede controlli sostanziali e una chiara attribuzione delle responsabilità.

  1. EU AI Act: calendario vincolante.

L’AI Act è in vigore dal 1° agosto 2024; divieti e alfabetizzazione all’AI dal 2 febbraio 2025, obblighi per i modelli generali (GPAI) dal 2 agosto 2025, piena applicazione per i sistemi ad alto rischio dal 2 agosto 2026 (con estensione al 2 agosto 2027 per quelli integrati). Occorre quindi pianificare fin d’ora.

  1. DORA: resilienza digitale lungo l’intera catena.

Dalla gestione del rischio ICT al controllo dei fornitori critici di terze parti (CTPP): le ESAs hanno pubblicato la guida alle attività di vigilanza e stanno designando i CTPP. Il focus è su incidenti, prove periodiche, continuità operativa, catena delle dipendenze tecnologiche.

Implicazioni per le reti di consulenza: tecnologia sì, ma con governance. Il vantaggio competitivo non è l’AI in sé, bensì la capacità di usarla in modo spiegabile, sicuro, conforme.

2) I rischi “nascosti” (ma materiali) dell’AI in finanza

a) Spiegabilità (explainability) e rischio di modello

La scarsa spiegabilità può amplificare il rischio sistemico: errori, dati inadeguati, governance debole sono vulnerabilità citate anche nei lavori di BIS/FSB. Occorre documentare assunzioni, variabili utilizzate, prestazioni e limiti dei modelli, e garantire la tracciabilità delle decisioni.

b) Bias e qualità dei dati

Insiemi di dati sbilanciati o “sporchi” generano raccomandazioni discriminatorie o inefficaci; l’AI Act richiede gestione del rischio, governo dei dati (data governance) e mitigazione dei bias per i sistemi ad alto rischio. Qui il RegTech può aiutare (tracciabilità della storia dei dati, data lineage, validazioni continue), ma va orchestrato con ruoli e controlli chiari.

c) Cyber e dipendenza da terze parti ICT

Modelli, dati e flussi di apprendimento automatico (machine learning) ampliano la superficie d’attacco. DORA impone prove periodiche, segnalazione degli incidenti, piani di continuità e controllo sui fornitori tecnologici. Il nodo vero è la catena: chi gestisce il modello, su quale infrastruttura cloud, con quali subfornitori? Bisogna mappare, contrattualizzare, verificare.

d) Accountability e Consumer Duty

Anche senza nuove regole ad hoc, i supervisori (ad esempio la FCA) ricordano che l’uso dell’AI non esonera dagli obblighi di correttezza, trasparenza e tutela del cliente; si applicano governance e responsabilità già vigenti. Tradotto: l’AI è uno strumento che opera all’interno del perimetro dei doveri esistenti.

3) RegTech: arma a doppio taglio

Le soluzioni RegTech (monitoraggi automatici, KYC/AML, reporting, attribuzione di punteggi di rischio, tracciabilità di controllo, audit trail) riducono costi e tempi e aiutano una compliance documentata da evidenze. Ma introducono nuove dipendenze (fornitori, modelli, dati) e richiedono integrazioni corrette nei processi.

L’intelligenza artificiale generativa (GenAI) è ormai al centro del RegTech 2025, con benefici e rischi strettamente connessi.

4) Un modello operativo “AI-ready & compliant-by-design” (per reti e consulenti)

Governance e ruoli

  1. Responsabile per ciascun caso d’uso (AI owner/steward): responsabilità su accuratezza, deriva del modello (drift), spiegabilità e prestazioni.
  2. Comitato di rischio AI (business + risk + compliance + IT): approvazione, monitoraggio e gestione del cambiamento dei modelli.
  3. Registro dei sistemi AI: mappatura, finalità, dati, controlli, livello di rischio.
  4. Presidio umano obbligatorio (human-in-the-loop) dove l’output impatta clienti, idoneità, condizioni economiche o rischi legali (principio ribadito da AI Act e approcci nazionali).

Processo e controlli

  1. Gestione del ciclo di vita dei modelli: validazioni prima del rilascio (test su bias, stabilità), monitoraggio continuo (deriva, errori), modelli alternativi di confronto (challenger models).
  2. Governo dei dati (data governance): qualità, fonti, consenso, tempi di conservazione, tutela della riservatezza fin dalla progettazione (privacy-by-design); tracciabilità (lineage) e accessi limitati a chi ne ha effettiva necessità (principio del “need-to-know”).
  3. Spiegabilità: documentazione tecnica più narrazione comprensibile per clienti e consulenti; regole su quando e come fornire spiegazioni.
  4. Controllo dei fornitori e del cloud (DORA): analisi di adeguatezza tecnica e legale (due diligence), accordi sui livelli di servizio (SLA) con metriche di resilienza, diritti di ispezione (audit rights), piano di uscita e portabilità.

Sicurezza e continuità

  1. Analisi delle minacce specifiche per l’AI (avvelenamento dei dati, prompt injection, esfiltrazioni), test periodici di resilienza, segregazione degli ambienti (sviluppo/test/produzione).
  2. Gestione degli incidenti legati all’AI: procedure operative dedicate (regole di ripristino, segnalazioni, comunicazione ai clienti).
  3. Backup operativo per le funzioni critiche (consulenza, rendicontazioni) in caso di degrado del modello o di indisponibilità dei fornitori.

5) Cosa significa “concreto” per una rete di consulenza

A) Casi d’uso ad alto impatto (ma governati)

1. Supporto intelligente ai meeting: sintesi dei colloqui, prossima azione raccomandata e avvisi proattivi → incremento di produttività a parità di qualità; con validazioni e logica di “consiglio” sempre filtrata dal consulente.

2. KYC/AML assistito: estrazione documentale, individuazione di anomalie, riconciliazioni → meno errori, più tracciabilità.

3. Reporting personalizzato: spiegazioni “umane” delle scelte di portafoglio e dei rischi, con rinvii (link) a fonti e note metodologiche.

B) Indicatori (KPI) che misurano la qualità, non solo l’adozione

• Tempo amministrativo ↓ 30–40%, tempo di preparazione dei meeting ↓, punteggio di soddisfazione del cliente (NPS) ↑, tempo medio di risposta agli incidenti ↓.

• Quota di decisioni “spiegate” (copertura di spiegabilità), tasso di deriva intercettata, tempo di chiusura degli audit.

C) Persone e cultura (“consulente-ingegnere”)

• Programmi di formazione su alfabetizzazione ai dati (data literacy), AI responsabile, DORA per figure di coordinamento e team; inserimento di profili ibridi (consulenza + competenze tecnologiche).

• Incentivi legati alla compliance attiva (tenuta del registro AI, reportistica di bordo) e non solo a ricavi e masse gestite (AUM).


Il messaggio dei regolatori è coerente: adottate l’AI, ma con responsabilità. La combinazione tra AI, governance e relazione umana è la vera barriera competitiva, difficile da replicare.

DORA mette ordine nella resilienza operativa; l’AI Act chiarisce come progettare sistemi spiegabili e sotto controllo umano; i supervisori (FCA in testa) ricordano che responsabilità e tutela del cliente restano il perno.

Chi agisce ora, con un impianto davvero “AI-ready & compliant-by-design”, non solo riduce i rischi, ma aumenta la fiducia di clienti e consulenti e attira i migliori talenti.


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Alessandro Fatichi


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